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Rudi.
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lunedì, 09 novembre 2009

Affordable Health Care for America Act

 

Quando c’è di mezzo Obama, tutto diventa “storico”: vittorie e sconfitte, dichiarazioni e retromarce.

Anche il voto alla Camera dei Rappresentanti per la riforma sanitaria, al termine di una lunga, inusuale seduta notturna, ci è stato descritto così.

 

Eppure, a studiarlo meglio, qualcosa non torna: la votazione conclusiva ha visto 220 deputati favorevoli e 215 contrari, con l’imprevisto sì di un repubblicano e il no di 39 democratici, nonostante Obama si sia impegnato personalmente per tentare i convincere alcuni fra i più riluttanti.

La stampa filo-obamiana ha poi minimizzato un altro fatto: nel testo approvato alla Camera sono stati drasticamente ridotti gli stanziamenti pubblici a favore del diritto di aborto: la copertura pubblica per le interruzioni di gravidanza è stata limitata ai casi di violenza, incesto o quando la vita della madre è in pericolo.

 

Ora la riforma è attesa all’ancora più difficile passaggio in Senato, dove i democratici dispongono di 60 voti su 100, ma le lobbies hanno una presa ancora maggiore. I bookmakers prevedono che il Senato approverà un testo diverso da quello della Camera; a quel punto, la strada tornerà a essere in salita, alla vigilia di un passaggio elettorale cruciale (le elezioni di “mezzotermine”).

 

Il costo stimato dell’Affordable Health Care for America Act è di circa 1200 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

Dei 47 milioni di americani oggi senza alcuna copertura sanitaria, circa 36 milioni potranno ottenerla. La scommessa del presidente è che un’assicurazione sanitaria pubblica, competendo sul mercato con quelle private, aiuti a raggiungere l’obiettivo di far scendere le tariffe sanitarie e mediche, attualmente molto elevate. La nuova Legge obbliga le grandi aziende (sotto pena di multe) ad assicurare i propri dipendenti. Inoltre, le assicurazioni private non potranno negare le polizze in ragione dello stato di salute del cittadino.

 

Obama non è l'unico a spargere retorica. Dopo il voto alla Camera, il capogruppo dei repubblicani John Boehner ha dichiarato: “Questa riforma è la più grande minaccia alle libertà degli americani che ho visto nei miei 19 anni di lavoro a Washington”.

Ha scritto Massimo Gaggi sul Corriere: “Figli dei pionieri, influenzati dalla cul­tura protestante, gli americani restano convinti, in maggioranza, che ognuno è responsabile del proprio destino; che in nessun settore, nemmeno nella sanità, possono esserci «pasti gratis»”.

Molti commentatori fanno notare che il sistema che esce dalla riforma resta sempre largamente basato sulle assicurazioni private.

scritto da Rudi alle 19:27 | link | commenti (1)
categorie: politica
lunedì, 09 novembre 2009

Brutta Inter, meglio dirlo subito. La Roma – senza Totti e quasi senza de Rossi – ha largamente meritato il pareggio, giocando con più logica, più determinazione, più freschezza atletica, più spirito di sacrificio.

L’Inter ha commesso il doppio di falli e perso i 2/3 dei contrasti, a dimostrazione di una svagatezza e di una mollezza di gambe (e di cervello), che Mourinho aveva puntualmente previsto (peraltro, senza riuscire a risolvere il problema).

Mollezza e svagatezza solo in parte si spiegano con le tossine di Kiev; i giallorossi hanno giocato una partita altrettanto complicata, la sera dopo, eppure arrivavano sempre primi sul pallone, e sapevano che farne, del pallone.

 

Stankovic + EtoIl problema, secondo me, sta nel centrocampo. Seccamente, i piedi di Brighi, Perrotta, De Rossi e Pizarro sono  migliori di quelli di Muntari, Vieira, Stankovic e Motta. Aggiungiamoci un Ménez in serata di grazia – ma chi doveva marcarlo? Perché non sacrificare Zanetti sulla sua marcatura? – e uno Sneijder a scartamento ridotto, e il quadro è completo. Salvo i primi 10’ del secondo tempo, la Roma ha sempre tenuto il pallino del gioco, riuscendo a limitare i rischi e a concludere di più nello specchio della porta.

 

Quanto mi secca dare ragione a Ranieri… a centrocampo, l’Inter ha commesso un numero spaventoso di falli, frutto di una quantità spaventosa di errori individuali e di un correre a vuoto che ha presto prosciugato le energie di Stankovic e Motta (per entrambi ho temuto l’espulsione), mentre Vieira è ormai troppo compassato per affrontare atleti assai più reattivi.

 

La prima mezzora di Lucio è stata imbarazzante, certe incertezze di Julio Cesar, Maicon e Muntari, l’accidia di Balotelli… mi fermo qui, perché avevo scritto di temere il peggio e di “firmare” per il pareggio, e il pareggio è arrivato.

I commenti a caldo di Mourinho – a parte la giusta sottolineatura dei troppi fischi arbitrali e delle troppe entrate in campo della barella – mi sono parsi convincenti: sapeva che dopo Kiev sarebbe arrivato un rimpallo, non è riuscito a evitarlo nemmeno lanciando l’allarme.

 

Della gestione tattica di Mourinho, semmai, ho qualcosa da dire: che senso ha partire con un centrocampo tutto-muscoli, e poi sostituire, in un colpo, Muntari e Vieira con Sneijder e Balotelli?

Non era il caso di schierare Balotelli dal primo minuto, al posto di Muntari o Vieira, mettendolo nelle condizioni di giocare più palloni, anziché finire confinato in una zona del campo dove la sua scarsa intelligenza calcistica lo espone a figuracce?

 

Il Balotelli di ieri sera è francamente indifendibile, ma ormai sappiamo che la squadra non può reggere le tre punte più Sneijder se non nei disperati arrembaggi finali (sperabilmente rari).

Il suo meglio, Balotelli può darlo avendo la libertà di svariare come ha fatto ieri sera Ménez, e lo schieramento del secondo tempo costringe Eto’o a giocare a 40 metri dalla porta, dove diventa uno qualunque, consegnando agli avversari la superiorità numerica a centrocampo.

È un gioco che non vale la candela.

Continuo a insistere: a gennaio, serve un vice-Sneijder, o comunque un altro centrocampista dinamico. La stagione è lunghissima, la squadra non proprio giovanissima.

scritto da Rudi alle 11:55 | link | commenti (5)
categorie: nerazzurri
domenica, 08 novembre 2009

Spider-Man. Il Regno

di Kaare Andrews e Zeb Wells, RCS, 2007 – 6 -

 

Ecco un tipico «What If…?»: una di quelle storie slegate alla continuity marvelliana, una delle innumerevoli realtà alternative, se solo qualcosa fosse andato diversamente.

spiderman_il regnoIl canadese Andrews propone un futuro oppressivo e distopico, in cui colloca un Peter Parker ormai vecchio e solo – come il Bruce Wayne del «Dark Knight» di Miller, ma sono evidenti anche le influenze del Moore di «V for Vendetta». Andrews cura testi, grafica, disegni, chine e colori; con la collaborazione alla sceneggiatura di Wells, svolge una non particolarmente originale riflessione su libertà e sicurezza, autorità e responsabilità individuale. Il dolore diventa il lievito della storia, a partire da questa domanda: “Cosa succede a un uomo che dimentica la più grande lezione della sua vita?”.

L’ossessione della sicurezza ha partorito il Regno, uno spietato stato di polizia: New York vive un capovolgimento autoritario: “Da grandi responsabilità deriva grande potere”, dice il sindaco Waters. Da un decennio sono scomparsi i criminali con superpoteri. I nuovi eroi sono come il sindaco, che ha ideato la “ragnatela”, una barriera protettiva al laser che isola New York dal resto del mondo e dovrà difendere la città dagli attacchi terroristici. Le strade sono sorvegliate da spietate forze di polizia, che massacrano ogni disobbediente, soprattutto giovani ribelli che rifiutano questa realtà. Il sindaco fonda il suo consenso sulla paura e sull’uso di mass-media (anchor-man dagli sguardi stereotipati: altro aspetto che richiama «Dark Knight»).

 

Barba e capelli bianchi, il vecchio Parker ha rinunciato ai poteri del Ragno, porta gli occhiali e faceva il cameriere (lo licenziano alla prima scena); Mary Jane è morta, lui la sogna spesso, il suo equilibrio psichico vacilla per il senso di colpa (è morta di cancro per avvelenamento radioattivo). Il ritorno in scena dell’eroe è sollecitato dall’irascibile J.J.Jameson, riuscito chissà come a rintracciarlo: è Jameson a consegnargli un sacchetto che contiene il vecchio costume. Come il ritorno del Batman di Miller, anche quello dell’Uomo Ragno è segnato da un fulmine che squarcia il cielo.

 

Nella trama, rientra un nugolo di vecchi nemici (Electro, Hydroman, Scorpione, Mysterio, Kraven, l’Uomo Sabbia – il cui sacrificio si rivelerà cruciale). C’è pure la discesa dal cielo – autentico deus ex machina – del Dottor Octopus, che salva il Ragno. E protagonista assoluto si rivela essere Venom, entità aliena capace di incunearsi ai vertici del sistema di potere; un Venom onnipresente, che sta a metà fra il mostro di Alien e il Kraken inventato da Jordi Bernet.

Il riscatto della città è affidato a un branco di adolescenti senza famiglia, che sfidano l’autorità indossando il passamontagna e suonando le campane.

scritto da Rudi alle 14:27 | link | commenti
categorie: letture, fumetti
domenica, 08 novembre 2009

Mi va bene anche un pareggio

Non so quante energie siano state spremute dalla battaglia di Kiev: temo molte. Anche la Roma ha sudato per rimontare il Fulham, ma sappiamo che per l’Inter la Champions è un frullato di emozioni dal difficile metabolismo.

 

LMi pare sia da quattro campionati che la Roma esce imbattuta da San Siro. Imbattuta e con molti rimpianti. 

Ricordiamo tutti il gol di Zanetti a un paio di minuti dalla fine, nel febbraio 2008: un gol dal peso incommensurabile, di quelli che ti fanno pensare al destino, al termine di una partita dominata per 4/5 dai giallorossi, a cui capita spesso di esaltarsi a Milano.

Anche l’ultimo episodio, il faticosissimo 3-3 (in rimonta) grazie alla beata strafottenza di Balotelli, dimostra quanto possa rischiare l’Inter stasera.

 

Se la lasci giocare, la Roma è ancora la seconda o terza forza del campionato. Tutti i centrocampisti sono capaci di inserirsi in zona-gol, la quantità di “atipici” (seconde punte o trequartista che siano), rende il loro gioco imprevedibile. È ovvio che senza Totti valgono meno, e la difesa prende gol da tutti, ma è altrettanto vero che Vucinic si è appena sbloccato e Menèz è reduce da alcune partite molto buone (compresa quella contro il Milan, decisa dal furtarello di Rosetti).

 

In ballo è anche l’incredibile primato di Mourinho nelle partite casalinghe senza sconfitte; un primato che come tutti i primati, prima o poi, è destinato a finire... L’Inter viene da 5 vittorie consecutive, in cui ha costruito un vantaggio cospicuo. “Al termine della sesta giornata - noi avevamo perso a Genova - la classifica era la seguente: Sampdoria 15, Juventus 14, Inter 13. Quindi, se può fare ancora più impressione ai nostri amici e nemici, il vantaggio record si è concretizzato non in undici giornate, ma in cinque. Cinque giornate in cui noi, totalizzando 5 vittorie e 15 punti, ne abbiamo dati 8 alla Juve e 9 alla Samp. E tutto questo nonostante l'esplosione nucleare della Juventus. Sempre in queste benedette cinque giornate, ne abbiamo dati 4 anche ai galacticos di Milanello, così, en passant”. (dal blog di Settore: http://settore.myblog.it/archive/2009/11/02/ehi-laggiu.html)

 

Arrivare alla sosta con la sesta vittoria sarebbe meraviglioso, ma appena un mese fa eravamo dietro la Juve: non mi strapperei le vesti se stasera contassimo “solo” 5 punti di vantaggio.

scritto da Rudi alle 13:20 | link | commenti (2)
categorie: nerazzurri
domenica, 08 novembre 2009

 

Una morettina, per di più francese.
scritto da Rudi alle 11:40 | link | commenti (1)
categorie: morettine
sabato, 07 novembre 2009

Nemico pubblico, di Michael Mann, 8 - 43°

 

Johnny Depp - Nemico pubblicoImmagino che su Michael Mann assisteremo a revisionismi simili a quelli che hanno coinvolto Hawks, Siegel, Fuller, lo stesso Hitchcock. Fra un po' di anni, qualche corrente critica lo rivaluterà come "autore", sottolineandone le costanti poetiche, le qualità visive, la capacità di attraversare il genere poliziesco con un originale punto di vista. Del resto, anche il sommo Clint ha dovuto passare i sessant'anni per essere preso sul serio.

 

Di questo film abbagliano la fotografia (Dante Spinotti), le scenografie all’aria aperta, l’uso del cinema nel cinema (i cinegiornali, Clark Gable e William Powell), i lampi delle mitragliatrici, il fosforo lanciato in aria per illuminare la scena del delitto... Mann non fa che raccontare una storia già raccontata, eppure riesce a confezionare un'opera con l’andamento di un “classico”. Difetta semmai, nelle psicologie, appena accennate.

La contemporaneità storica mi ha fatto pensare al Changeling di Eastwood, ma questo è un film meno struggente, più gelido e matematico. Meno, molto meno consolatorio.

 

John Dillinger è uno degli uomini che hanno fatto l'America, per usare un'espressione cara a Scorsese e Bono (Gangs of New York). Per combattere Dillinger, la polizia americana ha dovuto inventarsi l'FBI, i crimini federali, la tortura legalizzata ("bisogna togliersi i guanti bianchi", sibila Edgard Hoover, un superbo Billy Crudup, al detective Purvis, un Christian Bale che non so più staccare dall'immagine di Bruce Wayne). Fra chi vuole morto Dillinger, c’è anche la criminalità organizzata, ormai capace di moltiplicare i soldi legalmente.

 

La Grande Depressione ha sconvolto le idee sulla morale: Dillinger si eleva al rango di eroe, una specie di selvaggio Robin Hood chiamato a raddrizzare torti ed ingiustizie, svuotando le banche che avevano truffato milioni di risparmiatori.

"Non so che viso avesse", nella realtà; so che il divismo segue regole ineffabili, e Johnny Depp è il fuorilegge più affascinante che si possa immaginare, dai tempi di McQueen, Newman e Redford, anzi ha qualcosa in più di Redford, Newman e McQueen, una spudoratezza vitalistica che rimanda a Paul Muni, James Cagney, il primo Bogart, su, su fino alla faccia da schiaffi di Gable.

Il suo brevissimo, irresistibile corteggiamento a Marion Cotillard – presto consapevole di quanto sarebbe stata breve l’estasi - comunica una sete di vita, un carico di promesse a cui è impossibile ribellarsi. Il pathos è una lettera d'addio (non venire a salvarmi), e alla fine sono lacrime, sulla porta che si chiude: "Bye Bye Blackbird".

 

Marion Cotillard - Nemico pubblico

scritto da Rudi alle 17:55 | link | commenti (1)
categorie: cinema
sabato, 07 novembre 2009

Pd: emorragia di un ossimoro

Rutelli? E chi è Rutelli?

Il sindaco di Venezia? Chi, quello che si chiama Cacciari?

Se ne va anche Calearo? Meglio così, non mi è mai piaciuto...

 

BersaniAlla vigilia dell'insediamento di Bersani al vertice del Pd, la lenta, continua emorragia di dirigenti che si allontanano dal partito, pare non interessi a nessuno. Anzi, qualcuno la vede come un segno di chiarimento, come la fine di alcune fra le troppe contraddizioni che hanno finora impiombato le ali della creatura. Se ne andasse anche la Binetti, chissà che festa.

 

Strano atteggiamento. Piaccia o no - a me no - il Pd era nato con la propensione opposta, inclusiva al limite del grottesco, sintetizzata dal mitico "ma anche" di veltroniana memoria. Quello era il Pd, l’unico Pd possibile: il contenitore che viveva della giustapposizione fra Calearo e l'operaio Thyssen, fra Cacciari e Casson (l'avversario alla carica di sindaco), fra iperlaici e ipercattolici… Un progetto post-ideologico, all’americana, con l'inevitabile postulato della "vocazione maggioritaria".

 

Con il senno del poi, molti nel Pd hanno preferito abbandonare quell’impianto, e la scelta di Bersani ne è la rappresentazione plastica.

Ora, sul mercato politico c’è un prodotto inclassificabile, anzi invendibile: un partito con un profilo a cui non corrisponde un contenuto. Perché il Pd non ha senso se non contiene in sé poli dialettici, tesi e antitesi, destinati a trovare sintesi nel cosiddetto “interesse generale”. Per fare i socialdemocratici, bastavano i Ds (avessero saputo fare almeno quello).

 

La retromarcia “a sinistra” che pare caratterizzare il nuovo corso, contiene in sé il fallimento definitivo dell’ipotesi veltroniana (ripeto, l’unica strategia possibile per un partito post-ideologico).

Il fallimento sta nel fatto che non sarà il Pd, non potrà essere il Pd a indicare il leader dello schieramento avverso al centro-destra, quando Berlusconi – finalmente, temo non presto – si sarà fatto da parte. Il leader verrà, piuttosto, dal rinato “centro”, e il Pd interpreterà il classico ruolo del portatore d’acqua.

 

Bersani è troppo intelligente per non saperlo. Sono convinto abbia la chiara nozione del perché il partito ha deciso di affidarsi a lui, in questa fase agonizzante. Perché l’idea all’origine del Pd si è rivelata fallimentare, ma altre idee non ci sono. Bisogna riporre le ambizioni, serve qualcuno che tenga insieme il possibile, nel corso di una lunga, lunga nottata.

scritto da Rudi alle 11:08 | link | commenti (4)
categorie: politica
venerdì, 06 novembre 2009

Mi sono convinto di un paio di cose, dopo la serata di Kiev. Sulle potenzialità della squadra e sulle intuizioni di Mourinho.

Julio Cesar e Mourinho a KievAvevo già il sospetto che l'Inter migliore non possa essere una squadra equilibrata. L'Inter dei primi 60', in Ucraina, aveva giocato bene - gol sfigatissimo, Julio Cesar mai chiamato alla parata, un buon controllo del centrocampo, vari calci d'angolo, eccetera - eppure nessuno la rimpiange. Il fatto è che con un Cambiasso a mezzo servizio e uno Stankovic iperteso, la manovra fluiva lenta e la difesa della Dynamo faceva sempre in tempo a chiudersi. Quell'assetto, secondo me, avrebbe fatto miglior figura se fosse stata l'Inter a passare in vantaggio.

L'ingresso di Balotelli - al di là dei suoi meriti personali - è stata la prima scossa elettrica. L'arretramento di Zanetti al posto di uno spento Chivu mi è parso giustissimo. E le geometrie di Thiago Motta hanno lentamente avanzato il baricentro della squadra, anche grazie alla mossa scellerata di Gazzaev, che ha tolto il centravanti Milevskij, consentendo a Lucio e Samuel di poter scorrazzare in attacco. Ne sono derivati 20' incendiari, con 7-8 occasioni nitide, e ogni volta c'erano di mezzo Sneijder e Balotelli, gli unici in grado di costruire la famigerata "superiorità numerica". Infine, l'Inter ha tirato in porta ventuno volte, segnando nelle ultime due occasioni (ha ragione Chiellini: ci vuole una buona dose di fortuna; lo sa bene lui che ha vinto con un autogol contro i formidabili israeliani).

Le mosse di Mourinho - non è la prima volta che lo penso - hanno puntato innanzitutto a far saltare gli equilibri. Nel finale, l'Inter schierava un solo difensore puro (Lucio), due difensori adattati (Maicon e Zanetti), un nugolo di centrocampisti (Muntari, Sneijder, Motta, Stankovic) e tre attaccanti. Se la Dynamo avesse avuto la lucidità di saltare il centrocampo con qualche lancio lungo, temo avrebbe chiuso la partita. 

Ora, una formazione come quella del secondo tempo di Kiev è semplicemente impensabile contro la Roma o contro il Barcellona. La squadra non è in grado di reggere per più di 20-25' le tre punte più Sneijder. Ma a questo punto della stagione, anche i più nostalgici di Mancini dovrebbero ammettere che Mourinho ha aggiunto imprevedibilità e spregiudicatezza a una squadra che troppo spesso si è affidata ai Chivu e ai Burdisso a centrocampo. La nuova, maggiore qualità dell'Inter deriva, innanzitutto, dall'ultima campagna acquisti. I più decisivi, a Kiev, sono stati Sneijder, Lucio e Milito. Tutto si può rimpiangere, non Ibrahimovic: strepitoso campione che si è caricato sulle spalle la squadra mille volte, ma l'ha anche resa monocorde e prevedibile. Squilibrata e caotica, la nuova squadra può deragliare facilmente, ma vale la semilfinale di Champions.

scritto da Rudi alle 19:11 | link | commenti (7)
categorie: nerazzurri
venerdì, 06 novembre 2009

Un colpo di tosse infetta Calciopoli

 

“Le palline usate per i sorteggi arbitrali erano vecchie, usurate e decolorate” - ha detto oggi Manfredi Martino, all'epoca segretario della CAN (la Commissione arbitrale nazionale), ascoltato come teste davanti ai giudici del Tribunale di Napoli.

 

Le palline usate nei sorteggi, dunque, erano riconoscibili.

Ergo, non si può parlare di sorteggi, ma di abbinamenti pilotati.

 

Nella scelta di chi avrebbe arbitrato Milan-Juventus, decisiva per il campionato 2004-05, - ha aggiunto Martino – “qualcosa non andò per il verso giusto”. Sollecitato dal pm Narducci, l’ex segretario CAN ha ricordato le sue sensazioni di quel giorno: “Ci fu uno strano colpo di tosse del designatore Bergamo quando il giornalista incaricato dall'Ussi scelse la pallina gialla degli arbitri”.

scritto da Rudi alle 15:48 | link | commenti (1)
categorie: sport
venerdì, 06 novembre 2009
Fuorigioco, 85 - Il primo nero campione dei pesi massimi Carta 39-09“Spettacolo indecente”: con questa motivazione lo Stato del Nevada impedì la diffusione del filmato del KO di un bianco, Jim Jeffries, atterrato dal nero Jack Johnson, nel combattimento per il titolo dei pesi massimi che si era svolto a Reno il 4 luglio 1910. Alla vigilia del match, uno scrittore un tempo rivoluzionario (Jack London) si era rivolto a Jeffries, chiedendogli di “cancellare la vergogna di avere un nero a dominare lo sport più rappresentativo d’America”.

Nato a Galveston (Texas) quindici anni dopo l’abolizione della schiavitù, John Arthur Johnson aveva fatto il maniscalco, lo sguattero di cucina e persino il vicesceriffo in una cittadina del nord. Cominciò a combattere quando la boxe era ancora illegale. Impensabile che un nero osasse sfidare un bianco: accumulò minacce e intimidazioni da parte del Ku Klux Klan, e per un lungo periodo ritenne più salutare combattere solo fuori dai confini degli Stati Uniti. Fu a Sydney, il 26 dicembre 1908, che riuscì a conquistare il titolo dei pesi massimi.

Nel 1913, venne incastrato dalla polizia con l’accusa di aver violato una Legge contro la prostituzione, e condannato a dieci mesi di carcere. Prima a Bush, poi a Obama, il senatore John McCain ha chiesto la ripulitura della fedina penale di questo mito dello sport, eliminando “dagli annali della giustizia penale americana un abuso dell'autorità inquirente, motivato da ragioni razziali”.

A suo tempo, l’odio dei bianchi verso Jack Johnson venne ancor più eccitato dai rapporti con donne bianche. Per tutta la vita, il pugile esibì una singolare disinvoltura nello scandalizzare i benpensanti: si fece vedere al volante di auto sportive, accanto a famose cantanti di cabaret. Divenne l’amante di Lupe Velez, diva del cinema muto, e si sposò tre volte, sempre con donne del colore sbagliato.

scritto da Rudi alle 09:07 | link | commenti (1)
categorie: dolenti note / fuorigioco
giovedì, 05 novembre 2009

Istruzioni per un corretto smaltimento dell'adrenalina

Bisogna ammetterlo: certe serate di Champions possiedono un pathos che il campionato non sa raggiungere. Dunque, sarebbe ora di viverne molte altre, di serate come quella di Kiev, che proiettano l'Inter in una nuova dimensione: tecnica, agonistica, caratteriale.

I 20' compresi fra il 60' e l'80' farò fatica a dimenticarli: 7-8 occasioni da rete, nessun gol, pali, rimpalli sfortunati, centimetri odiosi, un tragico senso di predestinazione... Poi, dopo l'entrata di Muntari e lo sfilacciamento della squadra, inebetita dalla fatica, mentre chiunque di noi avrebbe brindato per il pareggio, due azioni caotiche, feroci, e la vittoria - meritatissima: Julio Cesar non ha fatto una sola parata, l'Inter ha concluso 20 volte verso la porta della Dinamo - quando nessuno l'aspettava più.

Ragionamenti, adesso, non mi sento di farli. Avverto la fine di un incubo, la nuvola fantozziana che si allontana dai cieli europei, e penso che Lucio ha riscattato la partitaccia dell'andata, che Sneijder si è già ripagato l'ingaggio, che Milito è il degno erede di Boninsegna, che José Mourinho ha qualcosa in più (non so cosa) di Roberto Mancini.

Per quanto stracarica di adrenalina, una notte non fa primavera: ma ho la sensazione che nelle prossime notti di Coppa sarà difficile rinunciare a Balotelli. Non ha fatto niente di eccezionale, ma il ragazzo mi sembra il simbolo della nuova storia che può cominciare.

scritto da Rudi alle 00:21 | link | commenti (29)
categorie: nerazzurri
mercoledì, 04 novembre 2009

Sto leggendo Philip Roth, «La macchia umana».

All’improvviso, mentre sta descrivendo la protagonista, Faunia, al lavoro in una stalla, a mungere mucche davanti agli occhi dell'amante, Coleman, e del narratore (il solito Nathan Zuckerman), Roth sciocca il lettore. Incombe una tragedia: “quattro mesi più tardi, dopo che furono seppelliti tutti e due, avrei ricordato la mungitura di quel giorno come una rappresentazione teatrale in cui avevo avuto una particina”.

 

Il lettore non ha nemmeno il tempo di chiedersi cosa sia avvenuto, che entra in scena il responsabile: Lester Farley, l’ex marito di Faunia. Colmo di rabbia e risentimento, questo reduce dal Vietnam entra ed esce dagli ospedali psichiatrici e ritiene la moglie colpevole di negligenza nella tragica morte dei due figli. Cosa ancora peggiore, ora se la fa con un vecchio ebreo. È chiaro che quella di Coleman e Faunia sarà una morte violenta.

 

Roth è un maestro nella gestione dei tempi: sa perfettamente cosa far sapere al lettore, e quando. È un maestro nel disporre l’ordine degli avvenimenti, lasciando il presente per il futuro, o tornando al passato, persino al passato remoto, con una facilità, un’esattezza… come se non fosse possibile raccontarla diversamente, quella storia.

 

A un certo punto, ho maturato la convinzione che Roth avesse ecceduto negli artifici letterari: passi per l’alter-ego Zuckerman, ma sovrapporgli un altro piano del racconto, che scava ben oltre le confidenze che Zuckerman può aver raccolto da Coleman, mi appariva artificioso. Non capivo come il narratore avesse saputo tante cose… Sbagliavo.

Roth spiega tutto. Indica il come, il quando e con chi ha potuto ricostruire certi episodi; anzi si permette di allontanare Coleman da Zuckerman per motivi che diventeranno noti solo in seguito. È l’ennesimo pezzo di bravura dello scrittore americano, la più eloquente dimostrazione del suo padroneggiare l’arte del romanzo.

 

“Solo tre o quattro mesi dopo, quando venni a conoscenza del segreto e cominciai questo libro – il libro che mi aveva chiesto di scrivere, scritto, però, non necessariamente come voleva lui -, compresi qual era il cemento del patto tra loro: Coleman le aveva raccontato tutta la sua storia. Solo Faunia sapeva come Coleman Silk aveva fatto a diventare se stesso. Come so che lo sapeva? Non lo so. Non potevo sapere neanche questo. Non posso saperlo. Ora che sono morti, nessuno può saperlo. Nel bene e nel male, io posso fare solo quello che fanno tutti quelli che credono di sapere. Immagino. Sono costretto a immaginare. Si dà il caso che sia quello che faccio per vivere. È il mio lavoro. È l’unica cosa che faccio, ormai”.

scritto da Rudi alle 18:46 | link | commenti (1)
categorie: letture, errori
mercoledì, 04 novembre 2009

Il futuro del Girone F

Sul pronostico secco, ho raccolto molte ironie, fino ad accantonare l’esperimento. Riprovo con la Champions, alzando l’asticella, come fanno quei saltatori che hanno sbagliato la misura più bassa e si giocano il tutto per tutto.

Di pronostici sull’Inter, ne farò 6 in un colpo.

 

Champions LeagueMancano 6 partite, infatti, alla conclusione del girone di Champions, e la sorte dell’Inter dipende dall’incrocio dei 6 risultati: solo con 3 vittorie i nerazzurri sarebbero padroni del proprio destino, e anche a quota 10 punti (2 vittorie e un pari), correrebbero qualche rischio, per quanto minimo.

Il girone d’andata si è chiuso con Kazan e Kiev al comando: hanno raccolto 4 punti come il Barcellona, ma l’hanno fatto giocando 2 trasferte, dunque possono contare su 2 partite casalinghe (sono Inter e Barça a dover viaggiare 2 volte). Russi e ucraini hanno anche i migliori attacchi (Barcellona e Inter le migliori difese).

Nelle 6 partite finora disputate ci sono state solo 2 vittorie casalinghe, 3 pareggi (con l’Inter sempre coinvolta) e una vittoria esterna (quella clamorosa del Kazan al Nou Camp), con 9 gol fatti dalle squadre di casa e 6 da quelle in trasferta.

Ed ecco i pronostici.

 

Stasera, Kazan-Barcellona finirà con la vittoria dei catalani, e Kiev-Inter con quella dei nerazzurri.

Ne deriverà la seguente classifica: Barcellona 7, Inter 6, Kazan e Kiev 4.

Il 24 novembre l’Inter è attesa al Nou Camp, mentre si giocherà Kazan-Kiev.

Ipotizzo due vittorie casalinghe, con una classifica così composta: Barcellona 10, Kazan 7, Inter 6, Kiev 4; faccio notare che una vittoria degli ucraini in Russia sarebbe pessima, perché all’ultima giornata, il 9 dicembre, il Barcellona potrebbe regalare 3 punti alla Dinamo, rendendo inutile l’eventuale vittoria dell’Inter sul Rubin, a San Siro.

Comunque, nella giornata conclusiva ipotizzo la vittoria dell’Inter e il pareggio nell’altra sfida.

 

La classifica finale sarebbe questa: Barcellona 11, Inter 9, Kazan 7, Kiev 5.

Detto questo, se non riusciamo a fare 9 punti – magari raccattando un rigore generoso come quello offerto ieri sera al Milan, o un autogol fortunoso come quello che ha soccorso la Juve in Israele - è giusto andarsene a casa.

scritto da Rudi alle 17:44 | link | commenti (11)
categorie: nerazzurri
mercoledì, 04 novembre 2009

L’Europa sta stretta a D’Alema

 

Un solo argomento spinge a favore della candidatura di D’Alema al vertice della politica estera europea: venisse nominato, se ne andrebbe dall’Italia… Molti altri argomenti – all’apparenza, un po’ più solidi – mi pare rendano la sua candidatura pressoché impraticabile.

 

DQualcuno dovrebbe spiegarmi perché Berlusconi dovrebbe sostenere D’Alema.

A chiacchiere, è facile fare i magnanimi bipartisan. Nei fatti, l’appoggio a D’Alema vuol dire rinunciare al “ministero” appannaggio del fedelissimo Tajani (oppure spendibile per risarcire il veneto Galan).

Volendo giocare sul palcoscenico europeo, Berlusconi aveva un’altra carta, molto più forte: candidare Formigoni. In un colpo solo avrebbe “accontentato” Formigoni, la Lega, Galan, e tanti altri.

 

Secondo punto debole del candidato D’Alema: perché mai dovrebbero sostenerlo i socialisti europei?

Nessuno ha ancora capito cosa sia il Pd, a quale “famiglia” europea faccia riferimento, dopo anni passati a evocare “l’Ulivo mondiale” e “la nuova famiglia dei progressisti”; a quel ruolo, con ben maggiore credibilità, possono concorrere altri socialisti con meno grilli per la testa.

 

Terzo punto debole (mi rendo conto, è un dettaglio): per quanto tempo D’Alema ha fatto il ministro degli Esteri? Due anni… Cosa lo rende così autorevole per assumere un incarico così prestigioso?

 

Infine, nessuno mi toglie dalla testa che l’eventuale vittoria di D’Alema – con il decisivo appoggio di Berlusconi – sarebbe un trauma per il Pd. Chiunque avrebbe titolo per denunciare accordi sottobanco con la maggioranza (per esempio, sulla riforma della Giustizia).

Bersani ne pagherebbe il conto ai tanti avversari interni. Ma togliersi dalle scatole quel fantasma ingombrante, quello sì, non avrebbe prezzo.

scritto da Rudi alle 11:18 | link | commenti (2)
categorie: politica
martedì, 03 novembre 2009

Champions LeagueHo la netta sensazione che una fra Milan e Juve, stasera farà una brutta figura, ma non ho lo spirito per "gufare", i pensieri sono ormai a Kiev.

 

Ho letto da qualche parte che i bookmakers inglesi non credono all'impresa dell’Inter: la possibilità che ritengono più plausibile è che i nerazzurri finiscano il girone al terzo posto, e siano costretti a giocare l’Europa League (l’opzione si gioca a 3,50).

Il fallimento completo, cioè l’ultimo posto nel girone, con eliminazione dalle coppe europee è quotato a 6 contro 1.

Fra tutte le quote, la più bassa – a 2,45 – è per l’Inter eliminata nel girone. Che possa arrivare alla finale di Madrid, è evento così improbabile che gli scommettitori lo quotano a 9,00.

 

Trovo antisportivo che Dinamo e Inter scendano in campo sapendo il risultato di Kazan-Barcellona: vincessero i russi, si potrebbe già escludere il pareggio a Kiev. Vincessero i catalani, come credo, il pareggio diventerebbe il risultato più probabile.

Mourinho ha detto che parlerà a quattr’occhi con i reduci da malanni e infortuni (Balotelli, Sneijder, Motta, Muntari, Chivu): penso che un paio li vedremo in campo dal primo minuto.

scritto da Rudi alle 19:01 | link | commenti (6)
categorie: nerazzurri
martedì, 03 novembre 2009

Offerte di lavoro da aziende municipalizzate, anno 1992

 

Cercavo un’altra cosa, ho ritrovato un articolo che scrissi sedici anni fa per una piccola rivista bolognese (Nunatak). E siccome giusto ieri sera, parlando con persone più giovani di me, ho sostenuto che i giovani si sono fatti fregare, e oggi sono disarmati davanti alla crisi, forse è di qualche interesse ricordare un paio di mie esperienze personali…

scritto da Rudi alle 18:46 | link | commenti (2)
categorie: politica, confessioni
martedì, 03 novembre 2009
Guerino 44-09Dolenti note, 92 - Pensavo che la classe dirigente più autolesionista fosse quella che si alterna ai vertici della Sinistra, innescando scissioni, sconfitte e nuove ripartenze con imbattibile puntualità. Poi ho letto l’inchiesta di Augusto Ciardi sull’ultimo Guerino e mi sono rasserenato: no, i personaggi più autolesionisti stanno altrove, ai vertici delle società di calcio. Come spiegare altrimenti il fenomeno per cui in 13 anni – dal 1996 a oggi – questi geni dell’economia hanno saputo triplicare gli incassi e decuplicare le spese per gli ingaggi? Anziché elemosinare Europei, Mondiali e Olimpiadi, il popolo italiano dovrebbe pretendere che a dirigenti così lungimiranti sia assegnato il Nobel per l’Economia.
scritto da Rudi alle 18:38 | link | commenti
categorie: dolenti note / fuorigioco
martedì, 03 novembre 2009

L’assemblea di Bologna - convocata il 30 ottobre 2009 da Associazione Per la Sinistra, Sinistra Democratica e Movimento Per la Sinistra - esprime la convinzione che un nuovo soggetto politico non possa nascere dalla semplice somma dei residui organizzati di piccoli partiti e movimenti della sinistra.

Vi è un popolo di sinistra che chiede rappresentanza politica, radicata nella società e nei territori, come dimostrano le manifestazioni di queste settimane e la partecipazione alle primarie del Pd.

 

L’assemblea manifesta interesse e disponibilità a partecipare alla costruzione del nuovo soggetto politico “Sinistra Ecologia Libertà”, a queste condizioni:

 

1) la garanzia di pari dignità di rappresentanza negli organismi eletti fra i soggetti fondatori, donne e uomini espressione di diverse culture e pratiche, realtà territoriali;

 

2) l’attivazione nel più breve tempo possibile del tesseramento individuale, escludendo categoricamente artifici come la “doppia tessera”;

 

3) un percorso democratico fondato sul principio “una testa un voto”, il cui esito sia tutto da scrivere.

scritto da Rudi alle 14:06 | link | commenti
categorie: politica
lunedì, 02 novembre 2009

Lo scandalo del mirtillo

 

Bambini di 5-6 anni lavorano nei campi - in Michigan non nel Niger - e grandi colossi della distribuzione come Walmart e Kroger risultano coinvolte nello sfruttamento di manodopera minorile.

 

mirtilliSi tratta di bambini immigrati dal Messico, vengono utilizzati perché hanno mani piccole, più adatte a raccogliere frutti di piccole dimensioni, come i mirtilli. Per tutto il giorno, riempiono secchi, e li caricano sui camion.

Un’inchiesta dell’ABC ha svelato la vita quotidiana di centinaia di piccoli immigrati e delle loro famiglie; la principale incriminata nello «scandalo del mirtillo» è la Adkin Blue Ribbon Packing Co., che lavora e impacchetta mirtilli per tutta l’America.

 

Più della metà delle aziende agricole del Michigan, che forniscono i grandi supermercati, sfruttano bambini a cominciare dai 5 anni di età. Nelle piantagioni di pomodori o grano, ci sono aziende che impiegano manodopera minorile anche in New Jersey, North Carolina e California, violando le leggi sull’immigrazione e sul lavoro minorile.

La legge americana vieta l’utilizzo di manodopera di bambini fino a 12 anni.

Fra i 12 e i 13 anni, possono lavorare part time, fuori dall’orario scolastico e solo se a fianco dei genitori, nelle aziende di famiglia. In tutte le altre industrie, l’età minima per cominciare a lavorare è 14 anni.

Nei servizi sui giornali online, le facce di questi bambini, fotografati nei campi, sono rese irriconoscibili. L'orrore viaggia insieme all'ipocrisia.

scritto da Rudi alle 18:43 | link | commenti (2)
categorie: politica
lunedì, 02 novembre 2009

marchiettoLivorno era una tappa semplice, affrontata con prudenza e conclusa nel migliore dei modi: ora, a Kiev, bisogna meritarsi la fortuna di aver affrontato un'avversario così modesto (in passato, certe partite di coppa sono state giocate dagli stessi spremutissimi 11 scesi in campo 72 ore prima).

Ancora una volta, gli infortuni sono concentrati in un solo reparto. Mancheranno Muntari, Sneijder e Motta, dunque Mourinho è di fronte a una scelta: inserire Vieira nel rombo, accanto a Zanetti, con Cambiasso basso e Stankovic al vertice alto. Oppure, scommettere su un tridente mai provato prima, con Balotelli alle spalle di Milito ed Eto'o. Può sembrare più ragionevole la prima mossa (oltre tutto, l'arbitro è francese), ma è anche vero che la se la seconda funziona, alla fine del primo tempo ti trovi con due gol di vantaggio, e a quel punto sostituisci un attaccante con Vieira e gestisci la partita. Dover fare un cambio nella condizione di chi deve rimontare, non è proprio la stessa cosa.

Vincere non è mai un obbligo: obbligatorio, a Kiev, è non sbagliare partita. La squadra è solida ed è consapevole di giocarsi molto. Non potrà affidarsi a un totem schizofrenico come Ibra. Però, mai come in questo momento può disporre di una serie di soluzioni offensive, e la difesa offre sufficienti garanzie (anche se Lucio e Chivu possono smentirmi in qualsiasi momento). L'assenza di Sneijder abbassa drasticamente il potenziale di palleggio e di congelamento dei ritmi (si gioca a meno 5, il congelamento sarà di altra natura), dunque bisogna scommettere sulle accelerazioni, i "tagli", le incursioni centrali. Dopo tante critiche a Maicon, vederlo segnare in quel modo - di sinistro, dopo averne sbagliati a dozzine, di gol così - mi fa sperare che il brasiliano sia in grado di spaccare in due la difesa ucraina, con triangolazioni palla-a-terra. Non mancano gli uomini capaci di fargli da sponda, Milito su tutti.

Trovarsi a + 7 in campionato - appena una settimana fa la situazione era ben diversa - può far supporre che sia fatta, che non ci siano squadre all'altezza. Non sono d'accordo: aspetterei almeno altri 40 giorni, la partita contro la Juve, prima di tirare conclusioni. A centrocampo e in attacco, la rosa è tutt'altro che vasta, bastano un paio di gravi infortuni per rovinare tutto. Per fortuna, i bianconeri fanno l'impossibile per rendersi ridicoli, fra dichiarazioni estemporanee (Blanc), proclami roboanti (Buffon, Trezeguet, Cannavaro) e svarioni difensivi (Grygera, Cannavaro, Tiago, eccetera); Ciro Ferrara, invece, continua a starmi simpatico, all'espressione "è come un pugno in faccia", fa corrispondere la faccia di chi l'ha preso davvero, il pugno.

Voi lo sapete, come la penso: preferisco le polemiche stridule, le critiche preconcette, le stupidaggini di chi svalorizza le vittorie nerazzurre, al clima mieloso e ossequioso di chi vorrebbe portar sfiga dicendo: "avete già vinto".

scritto da Rudi alle 17:10 | link | commenti (2)
categorie: nerazzurri
lunedì, 02 novembre 2009

Fuorigioco, 84 - Un curriculum da opinionista

Carta 38-09“Presunzione di innocenza, siamo o non siamo garantisti?”: ecco come si giustificano quei giornali e quelle trasmissioni tv che continuano a dare spazio – sempre di più, sempre più spesso – a Lucky Luciano.

Radiato a livello sportivo, Moggi risulta imputato in vari processi penali: a Roma per falso in bilancio, false fatturazioni, illecita iscrizione ai campionati di serie A; a Roma per diffamazione aggravata ai danni dell’Inter e di Facchetti; a Napoli per associazione a delinquere e frode sportiva. E nel primo processo arrivato a sentenza, è stato condannato a 18 mesi di reclusione per illecita concorrenza tramite minaccia e violenza.

Ma il processo di Napoli - il più rilevante nel giudicare la vicenda passata alla storia come Calciopoli - rischia di ripartire da zero. Il pubblico ministero ha chiesto la ricusazione della presidente della giuria, Teresa Casoria, che avrebbe più volte “manifestato un orientamento che appare preconcetto e possiede inoltre il carattere del giudizio formatosi per partito preso, in assenza di verifiche serene ed obiettive”. Al momento di fissare le date del dibattimento, il giudice pare abbia pronunciato una frase infelice: “questo processo reca un intralcio enorme… ci sono anche delle cause serie che devono essere rinviate per dare spazio... più serie, dove ci sono gli imputati detenuti”. I PM; inoltre, hanno segnalato la decisione della giuria di escludere dal processo le “parti civili” (riammesse dopo il ricorso in Cassazione). Tutti segni del “pregiudizio” del giudice nei confronti delle ragioni dell’accusa.

Di qui la richiesta di ricusazione. Se la Corte d’Appello darà ragione ai PM, il processo ripartirà daccapo, con un nuovo collegio giudicante. La prescrizione incombe su molti reati, e Moggi continuerà a tracimare sulla carta e sugli schermi.

scritto da Rudi alle 09:18 | link | commenti (1)
categorie: dolenti note / fuorigioco
sabato, 31 ottobre 2009

50 anni31 ottobre 1959 - 31 ottobre 2009.

Fanno proprio 50.

scritto da Rudi alle 00:53 | link | commenti (23)
categorie: confessioni
venerdì, 30 ottobre 2009

Lo spazio bianco, di Francesca Comencini, 6 - 42°

Margherita Buy - Lo spazio bianco

Fra nascita e morte: di fronte alla sorte di un bambino prematuro – si chiama Irene, il fagottino in terapia intensiva - e all'attesa snervante, speranzosa e disperata di sua madre Maria, lo spettatore è costretto in una posizione scomoda.

La forza della trama non tollera distrazioni cinematografiche. Aspetti inutilmente che ti spieghino a cosa serve la figura della vicina di casa - donna magistrato che da tre anni vive lontano dai suoi – oppure il senso dei tanti cambiamenti logistici della classe delle scuole serali dove insegna Maria... ma tutto il contorno scolora. Si annulla e annega nel bianco.

 

Certe scelte stilistiche – non so se della Comencini o della Parrella, autrice del romanzo – mi sono sembrate immerse in un liquido lattiginoso: l’andirivieni temporale, le scene dentro ai cinematografi, le sigarette fumate sul terrazzo dell’ospedale… l’unica cosa che conta, l’unica realtà a cui lo spettatore è inevitabilmente aggrappato, resta l’incubatrice, il groviglio di pompe, tubi e monitor a cui è appesa Irene, nel lento count down che porta a scoprire se respirerà da sola.

 

MI aggiungo anch'io ai tanti che hanno magnificato l’interpretazione di Margherita Buy, donna non più giovane che decide di portare avanti la gravidanza anche se questo significa una nuova solitudine.

È una gravidanza inaspettata e tardiva, una responsabilità con cui fare i conti, scoprendo affinità con ragazze molto più giovani, fragili e “leggere”. Ma è da una di loro che capirà la strana “fortuna” che le sta capitando: mentre “le altre mamme si sono dovute accontentare dell’ecografia, noi stiamo vedendo tutto dal vivo”.

 

L’autrice di “Carlo Giuliani ragazzo” ha una sensibilità intimista e ruvida, accarezzata dalla fotografia di Luca Bigazzi e dalla magnifica colonna sonora, tutta al femminile: Cat Power, Blondie, Ella Fitzgerald, Nina Simone… la Buy che canta “Senza fine”.

scritto da Rudi alle 17:57 | link | commenti (1)
categorie: cinema
venerdì, 30 ottobre 2009

Stasera a Bologna

Sinistra. Da cosa si ricomincia?

 

con Fulvia Bandoli

 

ore 20.30, Bologna, via del Pratello 53 (sala Benjamin)

 

Interventi introduttivi di

RUDI GHEDINI - Associazione Per la Sinistra di Bologna

GIANGUIDO NALDI - Sinistra Democratica

CATHI LA TORRE - Movimento Per la Sinistra

 

Le richieste di intervento da parte del pubblico saranno sorteggiate; ognuno avrà a disposizione 5 minuti.

scritto da Rudi alle 13:00 | link | commenti (2)
categorie: politica
giovedì, 29 ottobre 2009

Non ci sono più dubbi: questa è l'Inter potenzialmente più forte dai tempi del Trap. Più forte dell'Inter dei record guidata da Mancini. Più forte della migliore Inter con il migliore Ibrahimovic. Più spettacolare di tutte queste, più divertente anche a causa delle sue imperfezioni.

Non è una squadra equilibrata, non ha più quella strapotenza fisica, avendo abbassato il "peso" e "l'altezza": senza Ibra, la fase difensiva è oggettivamente più debole, ora la squadra attacca con molti più uomini e può incorrere in sbandate.

Farà fatica a diventare una squadra equilibrata, finché mancano sbocchi sulla fascia sinistra e giocano tanti mediani: mi sembra inevitabile l'alternanza di prestazioni, persino all'interno della stessa partita. Potrà essere vincente, questa Inter, se avrà la fortuna di poter schierare il miglior centrocampo (Cambiasso, Stankovic, Thiago Motta, Sneijder) nelle partite più importanti.

Nessun altro farà 5 gol al Genoa o al Palermo. In linea teorica, solo il Barcellona mi sembra davvero superiore a questa Inter. Soprattutto se Balotelli arriva presto a capire chi è.

scritto da Rudi alle 23:58 | link | commenti (10)
categorie: nerazzurri
giovedì, 29 ottobre 2009

Ahi, ahi, Jean-Claude

Un esposto alla procura federale del CONI contro Jean Claude Blanc: l'accusa è quella di aver rilasciato giudizi “lesivi della reputazione di persone, società o organismi operanti nell'ambito del Coni, Figc, Uefa e Fifa”, come recita l'articolo 5 del Codice di giustizia sportiva.

 

BlancL’esposto è stato inviato da un avvocato torinese, Andrea Ricca Barberis, in seguito alle grossolane dichiarazioni del neopresidente della Juventus, che martedì scorso ha affermato: “La terza stella arriverà con il prossimo scudetto, perché gli scudetti, per noi juventini, sono 29, come abbiamo scritto su tutti i documenti, anche se c'è l'asterisco per spiegare che due ci sono stati portati via”.

 

L’avvocato afferma trattarsi “di considerazioni prive di fondamento e tese a screditare il prestigio, la reputazione e la credibilità della Corte d'Appello federale, che aveva revocato lo scudetto 2005 e non assegnato quello 2006 per illecito sportivo, dopo lo scandalo di Calciopoli”. Scopo dell'esposto è anche quello di prevenire "il verificarsi di situazioni di pericolo per l'ordine pubblico".

scritto da Rudi alle 17:17 | link | commenti (4)
categorie: sport, nerazzurri
giovedì, 29 ottobre 2009

Un discorso a due

So di ripetermi, l'ho scritto e riscritto - ormai ho un'età inquietante - ma il 5-1 della Juve alla Samp ha almeno il pregio di far capire che sarà una maratona, lo scudetto si vincerà intorno agli 84-87 punti, e saranno decisivi gli infortuni e il cammino in Europa. Sulla partita secca, il Milan può battere chiunque, ma non potrà arrivare così in alto.

Chi avesse immaginato l'ennesima fuga solitaria, può scordarselo: questa Juve ha più facce, e se gira Amauri può persino diventare divertente, con un trio di piccoletti alle spalle della prima punta (Giovinco, Diego, Camoranesi... Del Piero). E i bianconeri hanno una potenza di fuoco offensivo che garantisce punti anche nelle serate di luna storta (vedi Siena). Se non ho sbagliato il conto, hanno finora segnato 6 o 7 gol di testa (Iaquinta, Trezeguet, Amauri, Chiellini); l'Inter mi pare sia ferma a 3.

Fra Palermo e Livorno mi basta raccogliere 4 punti, e arrivare a Kiev senza altre assenze, oltre quella di Sneijder. Dunque, non mi strapperei le vesti per un pareggio interno, stasera, se venisse bilanciato da una vittoria allo stadio Picchi, domenica pomeriggio.

Ritengo più facile la trasferta livornese della partita casalinga contro la Banda Zenga, perché poche squadre sanno giocare in contropiede come il Palermo, e hanno centrocampisti capaci di vedere la porta. Semmai, il punto debole mi sembra la difesa, soprattutto se Eto'o troverà qualche guizzo.

Bisogna giocare palla a terra e trovare qualche triangolazione veloce, per restare a più 4. E' sperabile che, una volta tanto, San Siro si riveli un valore aggiunto.

scritto da Rudi alle 17:09 | link | commenti (3)
categorie: nerazzurri
giovedì, 29 ottobre 2009
Guerino 43-09Dolenti note, 91 - Conosco tifosi dell’Inter che non riescono a capacitarsi della magica notte rossonera al Bernabeu. A qualcuno fa piacere chiamarla fortuna: e, in effetti, è preferibile affrontare il Real senza Cristiano Ronaldo. Ma queste botte di "fortuna" (eufemismo) si ripetono da almeno un decennio, avvolgendo il cammino del Milan in campo europeo. Così malmessi da perdere in casa contro lo Zurigo, vanno nella tana dei galacticos e restano lucidamente a galla per 61 minuti e 59 secondi, prima del gollonzo di Pirlo: un merito non minore dell’aver segnato 4 gol validi nell’ultima mezzora. Oltre confine, fra le due milanesi resta un’imbarazzante differenza di personalità: il Milan non sa cosa sia la paura.
scritto da Rudi alle 14:55 | link | commenti (1)
categorie: dolenti note / fuorigioco
mercoledì, 28 ottobre 2009

Stasera sapremo chi è l’anti-Inter. Molto è nelle mani del Napoli, che in quattro giorni verificherà la forza di Milan e Juve, ma intanto ecco uno Juve-Sampdoria che farà capire molte cose.

 

Se Del Neri riuscisse a ripetere il miracolo del Chievo a San Siro - (dicembre 2001), quando andò a battere l’Inter di Cuper, prima in classifica, esibendo un gioco prodigioso - vorrà dire che con Cassano e Pazzini (Palombo e Poli) sull’onda dell’entusiasmo e dell’assenza dalle coppe, la Samp arriverà in zona Champions.

Se la Juve vince con l’ennesimo colpo di testa su calcio di punizione di Diego, vorrà dire che i bianconeri diventeranno sempre più forti, mese dopo mese.

Blanc

Certo, non più simpatici, dopo l’elezione di Jean-Claude Blanc alla presidenza:

“Agli azionisti ho detto che l'obiettivo primario è quello di conquistare la terza stella. Voi sapete che su tutti i nostri documenti ufficiali ci sono 29 scudetti, con due asterischi per quelli che ci hanno tolto. Ma per noi e per i nostri tifosi la terza stella arriverà con il prossimo scudetto”.

Frasi degne di un Mughini qualsiasi, non di uno che ci avevano descritto come un grande manager di sport.

 

A questo punto, non ci sarebbe davvero da sorprendersi se fra 9 mesi “tornasse a casa” il signor Lippi.

Anzi, sarebbe il caso di ridare un ruolo operativo pure a Bettega (visto in tv, all’assemblea degli azionisti), e richiamare in servizio attivo il prode Agricola, quello dei 250 farmaci nell’armadietto.

Se poi qualcuno si chiede che fine abbia fatto Giraudo, pare sia assai vicino alla Nuova Juve, o almeno lo sia la società che sta costruendo il nuovo stadio…

Conclusione amara: come ha scritto Simone Nicoletti (iostoconmancini), per questa Juve “Calciopoli non è altro che 2 asterischi su carta intestata”.

Si meritano il peggio (cioè di continuare a imbottirsi di fiele per i due scudetti revocati e tornare a vincere il campionato fra una decina d'anni).

Moratti

Mi ha fatto piacere leggere della nuova filosofia retributiva in casa Inter, sintetizzata dalla formula “Più soldi a chi vince”

La Gazzetta attribuisce a Moratti questo concetto:

“Tutti i prossimi contratti e rinnovi avranno una base ridotta e premi già definiti per ogni obiettivo. Nell’Inter abbiamo deciso una rivoluzione, che è partita anche con una riorganizzazione come il risparmio dato dal trasferimento di sede. Minimo garantito per gli straordinari campioni che abbiamo, ma di livello molto inferiore rispetto ai contratti attuali. Ci saranno sostanziosi premi a seconda dei titoli che conquisteremo. È l'unica strada, lavoriamo per un calcio sostenibile”.

Non fosse altro perché un Quaresma pesa sul bilancio 2008-2009 con 25,7 milioni di euro.

scritto da Rudi alle 12:34 | link | commenti (6)
categorie: sport, nerazzurri